lunedì 10 marzo 2008

Intervista a Piero Angelo CARTA, candidato alla Camera in Belgio


http://pierocarta.wordpress.com

È nato a Seui (Nuoro) il 22 marzo 1956 e risiede in Belgio dal 1962, oggi a Boussu (Wallonie). Di professione, è impiegato/operatore culturale, attualmente disoccupato.
È stato iscritto al PCI dal 1978 al 1986 (già membro del Direttivo della Federazione del Belgio e della Segreteria di Mons-Borinage), e milita in Rifondazione Comunista dal 1991: è oggi membro del Direttivo del Circolo di Bruxelles e responsabile per il sud del Belgio. È militante attivo anche del Parti Communiste del Belgio (francofono), membro della Sinistra Europea.
È stato membro della Lega dei Sardi in Belgio, del Circolo Sardo “Su Nuraghe” di Mons e del Direttivo della FILEF Belgio.

a) Perchè ti candidi?

Per poter difendere una sinistra più radicale e comunista, per essere portavoce delle minoranze sociali e civili e per combattere lo stato attuale dell'Europa, andando controcorrente rispetto ai politici attuali che non rappresentano più la gente semplice; e come disoccupato, lottare per un lavoro per tutti.

b) Su quali temi intendi impegnarti in maniera particolare?

Sul lavoro: dobbiamo lottare contro il precariato e per distribuire il lavoro, perchè non è mica normale che si lavori ancora 40 ore settimanali con tutta la tecnologia attuale; con 20 ore alla settimana di lavoro per tutti è sufficiente.
Per gli emigrati: contro il criptaggio/oscuramento della televisione all'estero, che sia la Rai o le private; per l'accelerazione delle pratiche di pensione per chi ha lavorato in Italia e vive all'estero, in quanto oggi si tardano anni per le pratiche; per il ripristino dei treni diretti per l'Italia, in particolare dal Belgio e dal Lussemburgo, e dei vantaggi di cui gli emigrati disponevano prima (50% sconto su ferrovie e navi, per tutti, non solo per gli originari di una determinata regione); per il ripristino del passaporto gratuito per gli emigrati, valido per tutti i paesi del mondo; per un'assistenza seria e concreta per gli emigrati che sono nel bisogno; per l'applicazione anche per gli emigrati delle leggi sulla sanità italiana, con il rimborso delle spese mediche e dei medicinali.
Sul voto all'estero: eliminare il sistema di voto per corrispondenza, perchè non è segreto e può essere manipolato dai “caporali” che stanno nei Consolati, o nei Patronati, Missioni, etc., per un voto all'estero con dei seggi elettorali come si fa per esempio per le elezioni europee; e per gli emigrati che vogliano tornare in Italia per votare, stabilire un contributo per tutti, come esiste già per alcune regioni (per esempio la Sardegna).
Sulla rappresentanza degli Italiani all'estero: cambiare il ruolo e democratizzare i Com.It.Es., che attualmente non lavorano per gli emigrati e fanno poco o nulla.

c) Tre buoni motivi per votare La Sinistra L'Arcobaleno?

Il simbolo presentato ha la bandiera della pace, ma si deve votare La Sinistra L'Arcobaleno per fare la guerra!!:
- la guerra al militarismo, con la dissoluzione della NATO che oggi non ha più il suo ruolo (era stata creata in funzione antisovietica e anticomunista, e dato che il blocco del'est non esiste più, anche il blocco dell'ovest deve sparire) e facendo rientrare tutte le truppe italiane in missioni cosiddette per la pace (i militari non sono fatti per la pace, ma per la guerra);
- la guerra al mondo oscurantista delle religioni, contro gli attacchi alla legge sull'aborto, ai Pacs etc., per una società laica e progressista, e più umana;
- la guerra al precariato e alla povertà, per una società più umana e solidale, dove l'uomo deve innanzitutto vivere, e dopo lavorare; perchè noi vogliamo il paradiso in terra, quando si è vivi, non quando si è morti.

http://pierocarta.wordpress.com,
http://users.coditel.net/eberlinguerprc/votopol2008.html.

sabato 8 marzo 2008

In una lettera agli elettori europei Gianfranco Rizzuti (Sinistrarcobaleno-GERMANIA) presenta le sue proposte


UNA CAMPAGNA ALL'INSEGNA DEI DIRITTI DEI GIOVANI, DEGLI ANZIANI E DELLE DONNE. PER LA COSTRUZIONE DI UN'ALTERNATIVA DEMOCRATIVA E PARTECIPATA. UNA BATTAGLIA PER L'INTEGRAZIONE IN GERMANIA E IN EUROPA E, PARALLELAMENTE, PER IL CONSEGUIMENTO DEI DIRITTI CHE L'ITALIA DEVE ANCORA AI SUOI CITTADINI EMIGRATI"
Chi è Gianfranco Rizzuti, il candidato della GERMANIA de "la Sinistra, l'Arcobaleno".

Gianfranco Rizzuti è nato a Decollatura in provincia di Catanzaro, nel 1958. In Germania dal 1984, sposato e padre di due figlie. Operatore sociale e dell’informazione, membro del COMITES di Freiburg con la carica di presidente della commissione “promozione informazione, turismo e cultura”. Membro della presidenza federale ACLI Germania con delega alla formazione. Membro del consiglio generale della FAI (federazione ACLI Internazionale). Membro del Gruppo fondatore della ”Linke Liste – Solidarische Stadt” di Freiburg.

Care elettrici, cari elettori,

il 13 e 14 aprile 2008 si voterà per il rinnovo del Parlamento italiano.
Noi cittadini italiani della circoscrizione elettorale estero voteremo per corrispondenza e inizieremo a votare già nel mese di marzo.
In coerenza con l’impegno sociale e civile della mia vita ho deciso di candidarmi per un’alternativa politica in cui credo.
Un’alternativa a quella politica, che chiude gli occhi, facendo finta che tutto vada bene, che non vorrebbe essere “disturbata” dai cittadini, dalla società civile.
Un’alternativa in direzione di un’ Unione Europea dei popoli, dei più deboli, del lavoro, della giustizia sociale, dei giovani, della pace. Di un’Europa dove il diritto ad invecchiare con dignità non rappresenti un privilegio ma sia un bene godibile per tutti. Di un’Europa che dia voce ai “mille mondi diversi” vivi nelle nostre città, al protagonismo e alle diversità che gli stranieri esprimono.

E il nostro protagonismo, come italiani emigrati, significa anche, pur in questo momento decisivo per il futuro politico dell’Italia, non dimenticare il processo d’integrazione e di partecipazione nella società del paese dove viviamo senza smarrire culture, radici e identità.
Non inganni il fatto dei risultati raggiunti dagli italiani in questi 50 anni di vita in Europa e il buon livello di inserimento nei paesi d’accoglienza. Ciò non deve distogliere dai deficit, in alcuni casi rilevanti, che tuttora pesano sugli italiani residenti in Europa. Pensiamo solo alla situazione scolastica dei giovani italiani residenti in Germania.
E se siamo convinti che l’istruzione, la formazione, l’università e la ricerca sono le vere risorse per il futuro, per noi italiani che viviamo in Germania, ciò assume un significato strategico nell’impegno per “l’integrazione”, rappresenta un pezzo importante dell’alternativa che vogliamo e per la quale insieme dobbiamo lottare.

La mobilità con la quale quotidianamente siamo confrontati e che fa parte della “nuova Europa”: non è solo quella dei manager ma è soprattutto quella dell’economia della povertà e della sopravvivenza.
Ancora oggi si continua ad emigrare. Si parte da Cosenza, Catania, Napoli senza nessuna certezza. Si parte con speranze vaghe, “poi si vedrà”. Molti rientrano dopo aver constatato l’impossibilità di trovare lavoro. Un tempo oltre al salario, anche i sacrosanti diritti sociali e sindacali erano una conquista garantita, oggi appaiono un’illusione. Alternativa è dare dignità e diritti nel lavoro; alternativa è contrastare la precarietà.

Costruire l’alternativa è combattere quella “politica” che alimenta consumi e falsi bisogni per distogliere dai problemi reali, quella politica d’immagine che non sa e non vuole essere passione civile.

Questa alternativa diventerà più vicina se il 15 aprile 2008 ci sveglieremo sotto un grande arcobaleno.
Vi chiedo di darmi il vostro voto per portare in Parlamento l’impegno ad una politica che si occupi del reale, per rappresentare i vostri interessi;
Lavoriamo insieme all’alternativa votiamo “la sinistra l’arcobaleno”.

Gianfranco Rizzuti

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Gianfranco Rizzuti Antonio, nato a Decollatura
in provincia di Catanzaro, il 28.05.1958
Laurea in Scienze politiche.

In Germania dal 1984, sposato e padre di due figlie (18 e 16 anni).
Operatore sociale e dell’informazione, membro del COMITES (Comitato per gli italiani all'estero) di Freiburg con la carica di presidente della commissione “promozione informazione, turismo e cultura”.
Membro della presidenza federale ACLI Germania con delega alla formazione.
Membro del consiglio generale della FAI (federazione ACLI Internazionale).
Membro del Gruppo fondatore della ”Linke Liste – Solidarische Stadt” di Freiburg.


Sintesi “percorso politico” e non solo

Il mio impegno civile si è concentrato nelle battaglie per i diritti dei migranti, consapevole che questa Europa non dà voce, ma reprime i “mille mondi diversi” vivi nelle nostre città e il suo ordinamento sociale e giuridico diventa sempre più il “campo di concentramento” del protagonismo della diversità che gli stranieri esprimono.
La mia attività, sia politica che sociale, è stata sempre improntata ad evitare la chiusura degli immigrati del nostro Paese, nel mondo esclusivamente italiano, nell’autoghettizzazione..
Ciò mi ha portato ad essere attivo con le organizzazioni della sinistra alternativa tedesca. Nell’ elezione per il rinnovo del Consiglio comunale della città di Friburgo, nel giugno 2004, sono stato tra i fondatori e candidato della ”Linke Liste – Solidarische Stadt”.
Ho partecipato al Forum sociale mondiale del 2002 e del 2003 a Porto Alegre. Nel 2003 in rappresentanza della Linke Liste di Freiburg. Parallelamente, sempre per la Linke Liste ho partecipato al forum delle autorità locali. Ho partecipato anche ai Forum sociali europei di Firenze e Parigi. A Parigi ho seguito, sempre per la Linke Liste ,il forum delle autorità locali.
Oggi avverto come tanti la necessità della costruzione di un soggetto politico di sinistra in Italia e in Europa. Un soggetto capace di misurarsi con questa società e di creare un’alternativa strategica al liberismo dilagante e al suo corredo di ingiustizie, violenze e guerre. .
Ed anche per ciò che concerne la circoscrizione estero dobbiamo avere il coraggio di affrontare questa campagna elettorale senza ipocrisie e con prospettive che non si limitino esclusivamente all’immediato.
Dovremo tematizzare la necessità di ridare sostanza alla battaglia per l’integrazione e la completa partecipazione politica nei paesi d’accoglienza, la difesa delle diversità culturali, dei diritti di cittadinanza e del lavoro collegandoci alle forze politiche, sociali, ai movimenti che nei paesi ospitanti si battono per gli stessi obiettivi.
Contestualmente il nostro impegno dovrà essere rivolto alle grandi questioni di tutela dell’ambiente, della produzione di energia pulita e rinnovabile, di un sistema produttivo attento alla qualità dei sistemi territoriali.
Dovremmo, insomma, porci il doppio obiettivo di costruire una campagna elettorale che mostri l’alternatività delle nostre proposte.
Una campagna capace di rompere con l’indecoroso mercato del consenso messo in atto da tutti gli altri partiti politici, con i metodi ed i sistemi propri del marketing pubblicitario, avendo come punto centrale di riferimento gli interessi reali, le aspettative, perché no, i sogni, dei migranti e lavorando nello stesso tempo alla creazione di un soggetto politico, democratico e partecipativo in grado di dare concretezza alle loro istanze anche in futuro.
Un soggetto politico nuovo nei contenuti e nelle forme organizzative, di dimensione europea che affermi il protagonismo delle espressioni che provengono dalla grande tradizione del movimento operaio ed insieme dai nuovi movimenti impegnati per la pace, la tutela dei beni comuni e dell’ambiente, la costruzione di una società mondiale più giusta, diversa da quella imposta dalla globalizzazione.
Un soggetto politico che si impegni a dare sostanza sociale al concetto astratto di parità dei diritti e che lotti per abbattere quelle barriere che separano dalla cittadinanza attiva molti, troppi cittadini.

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Liebe Wählerinnen, liebe Wähler,

Aufgrund meiner sozialen und bürgerschaftlichen Überzeugung habe ich mich entschlossen als Kandidat für eine politische Alternative, an die ich glaube, zu kandidieren, und zwar für das Parteienbündnis La Sinistra – L’Arcobaleno (dt. Die Linke – Der Regenbogen), weil eine Alternative zu jener etablierten Politik notwendig ist, die durch den Bürger, durch die Zivilgesellschaft, in ihrem Handlungsspielraum nicht „gestört“ werden möchte, eine Alternative, die für ein Europa der Völker steht, für die Schwächsten der Gesellschaft, für Arbeit, soziale Gerechtigkeit, für die Jugend und für den Frieden; für ein Europa, in dem das Recht auf Altern in Würde kein Privileg darstellt, sondern ein Gut, das allen zusteht; für ein Europa der „tausend verschiedenen Welten“, die mittlerweile das Gesicht unserer Städte prägen, eine Alternative, die der Bedeutung und der Vielfalt der Ausländer in unserer Gesellschaft eine Stimme verleiht.

Unsere Rolle als italienische MigrantInnen besteht auch, gerade in diesem für die politische Zukunft Italiens entscheidenden Moment, darin, den Integrationsprozess und die aktive Beteiligung in der Gesellschaft des Landes, in dem wir leben, fortzuführen, ohne dabei unsere Kultur, unsere Wurzeln und unsere Identität zu verleugnen.

Lassen wir uns nicht täuschen von dem, was die in den verschiedensten Ländern Europas lebenden Italiener in den letzten 50 Jahren erreicht haben und von der guten Eingliederung in die Aufnahmegesellschaften. Diese Ergebnisse dürfen unsere Aufmerksamkeit nicht ablenken von den enormen Defiziten, die noch immer auf den im europäischen Ausland lebenden Italienern lasten. Denken wir nur an die schwierige schulische Situation der italienischen Kinder und Jugendlichen in Deutschland.

Bildung ist die einzige Ressource für uns Italiener in Deutschland, deshalb kommt der Bildung eine zentrale Bedeutung beim Engagement für die „Integration“ zu, sie stellt ein wichtiges Anliegen der Alternative dar, die wir anstreben und für die wir gemeinsam kämpfen müssen.

Die Mobilität, mit der wir tagtäglich konfrontiert werden und die Teil des „neuen Europa“ ist, ist nicht nur die Mobilität des Geldes, sondern vor allem die der Wirtschaft, der Armut und des Kampfes ums Überleben.

Auch heute noch gibt es Emigranten aus Cosenza, aus Catania, aus Neapel, ohne jegliche Sicherheit im Hinblick auf das, was sie erwartet. Sie gehen mit vagen Hoffnungen, „man wird schon sehen…“. Viele kehren wieder zurück, nachdem sie festgestellt haben, dass es unmöglich ist, Arbeit zu finden. Es gab Zeiten, da waren neben dem Lohn auch die elementaren sozialen und gewerkschaftlichen Rechte eine garantierte Errungenschaft, heute erscheint dies eine Illusion.

Alternative bedeutet, der Arbeit Würde und Rechte zurückzugeben; Alternative bedeutet, dem Prekariat entgegenzuwirken.

Die Alternative aufzubauen heißt, jene „Politik“ zu bekämpfen, die Konsum predigt und falsche Bedürfnisse weckt, um von den wirklichen Problemen abzulenken, eine Imagepolitik, die keine passione civile (dt. bürgerliche Leidenschaft) sein kann und will.

Unserer Alternative werden wir ein Stück näher gekommen sein, wenn wir am 15. April 2008 alle unter einem großen Regenbogen erwachen.

Ich bitte Euch, gebt mir Eure Stimme, damit ich Eure Interessen vertreten kann und mich dafür einsetzen kann, dass eine Politik ins Parlament einzieht, die sich mit den wirklichen Problemen unseres Lebens beschäftigt.

Lasst uns gemeinsam an der Alternative arbeiten - wählen wir La Sinistra – L’Arcobaleno.

Gianfranco Rizzuti

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Chères électrices, chers électeurs,

En toute cohérence avec l’engagement social et civil qui ont caractérisé ma vie toute entière j’ai décidé d’être candidat pour le projet d’alternative politique dans la quelle je crois fermement: “la sinistra arcobaleno”.

Une alternative à la politique de qui ne voudrait pas être “dérangée” par les citoyens de la société civile.

Une alternative dans la direction d’une Union Européenne des peuples, des plus faibles, du travail, de la justice sociale, des jeunes, de la paix.

D’une Europe où vieillir avec dignité ne serait plus un privilège mais qui devienne un droit pour tout le monde.

D’une Europe qui puisse donner voix à toutes les communautés présentes dans nos villes afin que les “étrangers“ puissent exprimer leurs diversités.

Cela signifie aussi pour nous, émigrés italiens, dans ce moment décisif pour le futur politique de l’Italie, de ne pas oublier le processus d’intégration et de participation dans la société des pays où nous vivons et ceci sans perdre notre identité, notre culture et nos racines.

Il ne faut pas se laisser éblouir par les résultats obtenus des émigrés italiens pendant ces derniers 50 ans éparpillés en Europe et le bon niveau d’intégration acquis dans les pays d’accueil. Ces résultats ne doivent pas nous distraire de tous les problèmes qui persistent encore sur les italiens résidents en Europe.

Il suffit penser aux difficultés que rencontrent les jeunes italiens face au système scolaire en Allemagne.

Ceux qui vivent en Allemagne savent que pour eux la formation assume une valeur de premier plan stratégique dans le chemin de l’intégration et il devient ainsi un des points fondamentaux de notre projet d’alternative politique et sur lequel nous devons nous déterminer.

La mobilité, à laquelle nous sommes continuellement invités et confrontés dans cette « nouvelle Europe », n’est pas la chimère de liberté décrite par les patrons mais elle est surtout imposée par une économie de misère et de survie.

Encore aujourd’hui du Sud de l’Italie on émigre vers des vagues espoirs et sans aucune certitude : « après on verra ». Nombreux rentreront rapidement chez eux après avoir constaté l’impossibilité de trouver un emploi dans la dignité et garanti par des règles sociales.

Nous déterminer dans le projet de l’alternative est aussi affirmer les droits des travailleurs et refuser toutes les formes de précarité.

Bâtir l’alternative est aussi combattre cette « politique » de la consommation à outrance qui inspire faux besoins afin de détourner l’attention des vrais problèmes.

Je vous demande de bien vouloir me donner votre voix afin de porter au Parlement Italien l’engagement, notre engagement à une politique qui puisse s’occuper des vrais problèmes et qui puisse représenter nos intérêts.

Je vous invite ainsi à vous joindre à nous et travailler ensemble pour le projet de l’alternative.

Gianfranco Rizzuti

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Dear voters,

As a consequence of my social and civic conviction I have decided to serve as a candidate for a political alternative which I believe in – namely for a party alliance: La Sinistra –L’Arcobaleno (the left – the rainbow).

As I believe that an alternative is necessary to the established political scene which does not want to be disturbed in its scope of activities by citizens, by society in general.

I believe in an alternative which stands for a United Europe of peoples, for the weakest members of our society, for work, social justice, for our youth and for peace,

for a Europe in which a dignified old age is not a rare privilege, but something that everybody has a right has to, for a Europe of “a thousand different worlds”, as they now shape the face of our cities; in a word: for an alternative which gives a voice to the importance and diversity of foreign citizens in our society.

Our prime role as Italian migrants at this time which is so decisive for the future of Italy, also consists in continuing the process of integration and active participation in the society of the country that we live in – without, of course, denying our own culture, our roots and our identity.

It would be a mistake to be content with what the Italians living in different European countries have achieved in the last 50 years and how well they have been integrated in these countries. These positive results should not divert our attention from the enormous deficits still characterizing the lives of many Italians living abroad – vis. the difficult school situation of Italian children and adolescents in Germany.

Education is the only resource for us Italians living in Germany, therefore education is of utmost importance for any effort towards integration.

It is a very important goal for our political alternative which we will aim and fight for.

The mobility which we are daily confronted with and which is part of the “New Europe”, is not only the mobility of the managers, but most of all the mobility of the economy, of poverty and of the fight for survival.

Today there are still immigrants from Cosenza, from Catania, from Naples without any security about their future. They leave their homes in Italy with vague hopes, “we’ll see what happens”. Many go back after they have found out that it is impossible for them to find work.

There was a time when beside pay, basic social and union rights were guaranteed, - today this seems illusionary.

Building up our Alternative also means fighting politics that preach consumption and create false needs to divert from the real problems.

I am asking you to give me your vote, so I can stand up for your interests and work towards a political stance in parliament that deals with the real problems in our lives.

Let us work together towards this alternative. Let’s vote for La Sinistra-L’Arcolbaleno.

Gianfranco Rizzuti

Intervista a Guglielmo Bozzolini, candidato SinistraArcobaleno alla Camera in Europa


di Chiara Marcon

43 anni, originario di Pavia, doppio cittadino, sposato con una giornalista di origini calabresi e padre di una figlia di 15 anni, Guglielmo Bozzolini vive a Zurigo dal 1988. Attualmente lavora come direttore della Fondazione ECAP, un ente di formazione degli adulti, attivo nella lotta contro l‘analfabetismo, nei programmi per il sostegno dell‘integrazione professionale dei/delle migranti, per le pari opportunità e il reinserimento delle persone senza lavoro. Collabora inoltre con progetti di formazione e di ricerca in tutta Europa (Spagna, Portogallo, Germania, Francia ed Inghilterra in particolare).
Membro del Coordinamento Europeo del PRC, Guglielmo è da anni impegnato nel sindacato Active Image(è membro del Comitato Centrale di Unia, la più grande organizzazione sindacale svizzera, come rappresentante delle e dei immigrate/i) e nell‘associazionismo, in particolare nella FCLIS.

I suoi passatempi preferiti sono la montagna e i viaggi, la lettura (i romanzi sudamericani e i noir italiani), la buona cucina il buon vino e il mare della Calabria. La sua candidatura è stata proposta dalla Federazione Svizzera del PRC

Intervista:
1. Come mai hai deciso di candidarti? e perchè proprio per la sinistra arcobaleno?

Ho deciso di candidarmi innanzitutto perché me lo hanno chiesto i compagni e le compagne dei Circoli PRC in Svizzera. In queste elezioni c’è infatti un rischio: che la competizione tra PD e PdL risucchi tutta l’attenzione e non vengano rappresentate le ragioni della sinistra. C’è cioè il rischio che sia ridotta in parlamento la voce del mondo del lavoro e dei movimenti ambientalisti e pacifisti e che ci sia complessivamente una regressione moderata ed uno spostamento a destra dell’asse politico. Tra gli italiani all’estero, una volta si sarebbe detto “in emigrazione”, questo pericolo è ancor più forte e contro questa prospettiva vale la pena impegnarsi e dare il proprio contributo, anche candidandosi, affinché si rafforzi una politica che metta al proprio centro il lavoro e i diritti delle persone. La Sinistra Arcobaleno, a cui danno vita forze della sinistra alternativa, socialista e ambientalista, è la collocazione ideale per una persona come me, che ha sempre associato alla militanza politica l’impegno sociale, dalle esperienze dell’ECAP, delle Colonie Libere e del sindacato Unia fino al movimento no-global e ai Forum Sociali.


2. Perchè, secondo te, non avete stretto un'alleanza con il PD, e preferite "correre da soli"?

La domanda è mal posta. Non è vero che preferiamo correre da soli. Le decisioni sono condizionate dalla legge elettorale e dalle scelte politiche del gruppo dirigente del PD. Anche la caduta del governo Prodi, tecnicamente determinata da Mastella e dall’Udeur, è in buona parte dovuta alle tattiche di Veltroni, basti pensare all’effetto dirompente delle avuto dalla dichiarazione, rilasciate alcuni giorni prima della crisi, che comunque si sarebbero presentati da soli alle elezioni. Come se questo non bastasse, il PD ha scelto di rompere con la sinistra, che pure lealmente aveva sempre sostenuto il governo, nonostante la delusione rispetto alla sua azione, e di legarsi mani e piedi con l’Italia dei Valori, che invece aveva sempre costituito un fattore di instabilità. Tutto questo è una delle manifestazioni più evidenti dell’orientamento moderato, per certi versi conservatore, di questo partito. Hanno scelto di candidare un generale e il capo dei falchi di Confindustria, colui che ha rappresentato le posizioni più dure tra i padroni contro i sindacati metalmeccanici. E’ chiaro che con questi noi non abbiamo nulla a che spartire. Rappresentiamo altre idee e altre persone.

3. L'antipolitica e la sfiducia dei cittadini verso la classe politica definita "la casta", comprometterà l'esito di queste elezioni?


Mi auguro di no. Mi auguro che alla fine prevalga comunque la voglia di impegnarsi e di battersi e di prendere parte attivamente, come è già successo altre volte nella storia d’Italia. Certo è che ci troviamo confrontati non solo con una crisi della politica ma con un degrado morale del paese senza precedenti, forse peggiore anche di quello di tangentopoli. Basti pensare a personaggi come Mastella e Cuffaro o a situazione come quelle della Calabria e della Campania, ai concorsi truccati nelle università, ai primari nominati per tessera anziché per competenza, alla mostruosa evasione fiscale, ai politici che si immischiano nelle scalate bancarie, ecc. Sono cresciuto alla politica da ragazzo, nel periodo dell’ultimo Berlinguer, penso che si debba assolutamente recuperare il suo concetto di “questione morale” e fare una grande battaglia per il risanamento morale del paese. Rispetto a questo obiettivo non servono ne l’antipolitica, ne il grillismo, ne Di Pietro (che l’altra volta ha messo nelle sue liste un personaggio come De Gregorio). Serve l’impegno attivo per dare all’Italia un’ alternativa.

4. Quali sono i tuoi valori personali, che porti al tuo modo di far politica?


Sinceramente penso che il mio sistema di valori, oltre che dalle scelte politiche o ideali, sia fortemente influenzato da alcune esperienze di contatto umano che ho fatto. Negli anni dell’Università ho conosciuto gli operai e le operaie del Consiglio di Fabbrica della Necchi di Pavia, la mia città, e ho imparato ad ammirare la loro capacità di non farsi sottomettere, di non sentire alcun imbarazzo nei confronti di nessuno. In buona parte la mia militanza sindacale in Svizzera deriva dal fatto di aver ritrovato alcuni operai di quel tipo, penso ad esempio a Giovanni Giarrana, che siede con me nel Comitato Centrale di Unia e non ha timori reverenziali nei confronti di nessuno. Poi assolutamente determinante è stata l’esperienza, che dura ormai da vent’anni dell’ECAP, dell’incontro quotidiano con i problemi di migliaia di immigrati e immigrate. Ogni anno sono più di venticinque mila. Da questo contatto e dalla mia personale esperienza di emigrazione derivano il valore della tolleranza, del rispetto per gli altri così come essi sono, della solidarietà, della fratellanza e dell’assoluto rifiuto di ogni forma di razzismo. Grazie all’ECAP ho conosciuto anche intellettuali come Ettore Gelpi, da cui spero di aver appreso la capacità di ascoltare e di dialogare con tutti, sempre.



5. E' davvero possibile arrivare al potere, e rimanere "puliti"?

Assolutamente si! E’ poi chiaro che la dimensione etica e morale dell’agire politico non possono dipendere solo dalla coscienza individuale ma devono essere legate alla capacità che i partiti hanno di svolgere una funzione di controllo democratico. Le organizzazioni politiche (non penso certo a Forza Italia, ma neanche ad un partito leggero e “americano” come il PD), hanno o almeno dovrebbero avere una funzione fondamentale di fornire ai cittadini e alle cittadini strumenti per esercitare il controllo sulle persone che eleggono e per orientarne le scelte. In questo modo dovrebbe essere possibile anche contenere il rischio che singoli comportamenti “deviati” diventino malcostume generalizzato. Non a caso i gravi fenomeni di corruzione e degrado morale esplodono sempre in fasi di crisi del funzionamento dei partiti: gli anni ottanta e novanta ad esempio.

6. Quali sono i punti chiave del vostro programma?

Per quanto riguarda i temi di politica generale ho già detto altrove.

Sul terreno specifico degli italiani all’estero penso che le priorità siano: la riforma ed il rilancio delle strutture di rappresentanza (COMITES e CGIE), la riorganizzazione dei corsi di Lingua e Cultura con la riforma della Legge 153, il rafforzamento della rete di strutture assistenziali e di tutela che vanno adeguate ai nuovi bisogni, la riorganizzazione della rete consolare all’insegna dell’efficienza e del miglioramento del servizio e non dello smantellamento della stessa.

In generale è necessario riadeguare tutta la politica degli italiani in Europa alle mutate caratteristiche degli stessi:

a) la presenza italiana si è sempre più allargata a paesi (Spagna, Grecia, i paesi dell’ex est) dove prima era sconosciuta o molto ridotta;

b) ci sono nuovi flussi migratori dall’Italia verso l’estero molto consistenti di cui non si tiene mai conto - giovani ricercatori e ricercatrici, piccoli imprenditori, dirigenti, nuovi flussi di manodopera poco qualificata (in Germania ad esempio), lavoratori e lavoratrici temporanei, ecc. – che presentano caratteristiche e bisogni propri,

c) le nostre comunità invecchiano perché sempre meno persone rientrano in patria dopo il pensionamento e quindi c’è bisogno di strutture, servizi e organizzazioni sociali e associative che si occupino di loro,

d) in molti paesi l’emigrazione italiana presenta una sedimentazione storica che è arrivata alla terze e quarta generazione e diverse esperienze di integrazione nelle realtà locali.

L’impegno principale è quindi quello di rappresentare gli italiani all’estero per come sono nella realtà, senza inutile retorica e vecchie mitologie.



7. Gli italiani all'estero, che cosa chiedono ai propri rappresentanti?


Secondo me bisogna sfatare un mito: gli italiani all’estero non chiedono cose speciali ai propri rappresentanti, non vogliono essere una lobby. Vogliono poter influire sull’orientamento politico generale del paese e chiedono ai loro rappresentanti di garantire questo ruolo. Ovviamente poi hanno anche problemi e esigenze specifiche, ma anche su questo terreno mi pare che la richiesta sia di essere rappresentati per come sono realmente, senza mitologie alla Tremaglia o schemi antiquati.

8. Tanti italiani, qui in Svizzera, hanno un evidente senso di distacco dall'Italia e dalle sue istituzioni, ma continuano a chiedere finanziamenti al Mae per qualsiasi tipo di attività, come mai ci si sente italiani, solo al momento di richiesta di diritti e di fondi?


Non mi pare che l’unico momento in cui le persone si sentano italiane sia quello in cui chiedono fondi. Innanzitutto bisognerebbe domandarsi cosa vuol dire sentirsi italiani e ognuno di noi darebbe una risposta diversa. Mia figlia di quindici anni ti direbbe che sentirsi italiani vuol dire tifare per la nazionale, mangiare mediterraneo, fare le ferie in Italia e guardare i film con Scamarcio e Vaporidis. Per me sentirsi italiano vuol dire innanzitutto condividere un bagaglio culturale comune.

Per quanto riguarda i fondi, non è che lo stato italiano investa molto in Svizzera. E’ vero che negli ultimi anni si è fatta sempre più largo in alcune associazioni e negli organismi di rappresentanza una “classe politica” che non sa guardare oltre il proprio naso ed occuparsi di problemi che non siano piccole beghe nei rapporti con i Consolati. Nello stesso tempo però un’italiana sta per diventare Presidente del Consiglio Comunale di Zurigo, altre sono dirigenti sindacali, altri e altre ancora sono Consiglieri Nazionali e continuano tutti ad avere rapporti con l’Italia e sentirsi italiani.

9. Realmente la comunità italiana di che cosa ha bisogno in Svizzera?

Ci sono due tipi di bisogni uno è il riconoscimento dei diritti politici ovvero del diritto di voto locale, l’altro è il sostegno all’integrazione sociale. L’elevata ricchezza media della Svizzera ci porta spesso a non considerare che non tutti hanno le stesse situazioni di vita. A fianco degli imprenditori di successo, dei giovani docenti universitari, degli sportivi, ecc., la comunità italiana presenta anche altre realtà: il tasso di disoccupazione tra i nostri connazionali è più che doppio rispetto agli svizzeri e in questo momento più alto che in Italia, che buona parte della prima generazione continua a non parlare la lingua locale e non ha accesso alla formazione continua, che l’insuccesso scolastico delle seconde e terze generazioni è tornato a peggiorare e che il fenomeno dei Working poor (ovvero di chi pur lavorando non ha un reddito sufficiente per vivere) colpisce il 10% dell’immigrazione dal Sud Europa, italiani compresi.


10. Chi vincerà le prossime elezioni in Italia?

Mi auguro che ci sia un forte risultato della Sinistra Arcobaleno che permetta di rappresentare degnamente la Sinistra in parlamento e di fermare la deriva a destra del paese, anche nella sua forma più subdola: le grandi intese.

11. Qual'è il tuo candidato favorito nelle elezioni americane?

Penso che sul piano pratico uno valga l’altra. Sceglierei però Obama perché uno dei miei ricordi televisivi più belli è una cronaca di una campagna elettorale di Jessie Jackson negli anni ottanta: in una chiesa protestante ad un certo punto la folla ha cominciato ad incitarlo urlando “Run Jessie, run”, l’urlo con cui veniva incitata la corsa degli schiavi che tentavano di scappare. Penso che l’elezione di un presidente afro americano avrebbe un significato importante contro la discriminazione razziale. Lo stesso potrebbe certo valere per Hillary Clinton, rispetto alle discriminazioni di sesso, ma mi pare che lei abbia scelto di non profilarsi su questo terreno.

12. Se dovessi essere eletto, quale cosa farai per prima?

Te ne posso dire più di una: presenterei una proposta per concedere il diritto di voto agli e alle immigrati/e in Italia e mi batterei per l’abolizione della Bossi-Fini e la regolarizzazione immediata degli immigrati senza regolare permesso di soggiorno. Cercherei quindi di realizzare le stesse cose che propongo da quindici anni per gli immigrati in Svizzera. Poi proporrei anche una legge a tutela delle vittime dell’amianto, tra cui ci sono molti italiani che hanno lavorato in Svizzera.
(fonte: www.ilgiornale.ch)

venerdì 7 marzo 2008

Arnold Cassola: "Se verro' rieletto, portero' avanti le mie proposte di legge che non sono state ancora state discusse"


Arnold Cassola (candidato all’estero per la Sinistra- l’Arcobaleno, Europa) nel corso di questa ultima legislatura, ha presentato cinque proposte di legge. Le Pdl riguardano varie tematiche che ci è parso importante ricordare per il loro rilievo.

Un’iniziativa che farà di certo piacere agli Italiani è quella sulla soppressione della tassa annuale relativa al passaporto ordinario per l’estero. Infatti, all’interno dell’Unione Europea, solo in Italia i cittadini devono pagare questa tassa. Da apprezzare poi la proposta di legge in materia di incompatibilità tra funzioni istituzionali (per esempio sono incompatibili le cariche di Deputato al Parlamento europeo, titolare di cariche di Governo, Sindaco, Presidente della Regione, Presidente della Provincia, Consigliere regionale ecc.) poiché prevede la riduzione dei privilegi, degli sprechi, e l’aumento della trasparenza ed efficacia da parte di chi ricopre cariche elettive.

In quanto eletto all’estero, Cassola ha anche presentato una proposta di legge sulle modalità di voto per gli Italiani all’estero. Infatti, in seguito alle polemiche sul voto degli connazionali residenti all’estero, il candidato per la Sinistra l’Arcobaleno ha presentato un testo per migliorare le procedure di voto ed evitare possibili brogli elettorali.

L’altra proposta di legge riguarda la chiusura o soppressione di sedi all’estero del Ministero degli Affari Esteri affinché, nell’ambito di una futura riorganizzazione delle sedi consolari italiane all’estero, o di chiusura dei suddetti Consolati, gli impiegati a contratto, già assunti in loco all'estero, non perdano il loro lavoro.

L’ultima, ma non meno importante proposta presentata dal deputato, è quella relativa all’elezione dei membri del Parlamento Europeo spettanti all'Italia, affinché l’assegnazione del numero dei seggi alle singole circoscrizioni venga effettuata sulla base del criterio della cittadinanza della popolazione (includendo così anche gli Italiani all’estero).

“Se verrò rieletto, mi impegno a far portare avanti le mie proposte di legge che non sono state ancora state discusse” ha affermato Arnold Cassola.

(fonte: Newsitaliapress)

IL PROGRAMMA DE “LA SINISTRA L’ARCOBALENO” PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO


“La Sinistra L’Arcobaleno” è formata dall’alleanza dei quattro partiti di sinistra ed ambientalisti – Rifondazione Comunista, Verdi, Comunisti Italiani e Sinistra Democratica e da altre organizzazioni e movimenti politici e sociali progressisti ed ecologisti. Insieme proponiamo il seguente programma di lavoro a favore dei concittadini italiani all’estero, su temi concreti della massima importanza per le nostre collettività emigrate che ancora non hanno trovato risposte efficaci, neanche dopo l’elezione, nel 2006 e per la prima volta, dei 18 parlamentari all’estero.

La Sinistra l’Arcobaleno ritiene che siano maturi i tempi per avviare una politica organica ed integrale per l’emigrazione italiana nel mondo. Sono trascorsi molti anni in cui si sono succedute una serie di misure parziali riguardanti solo alcuni dei problemi e interessi dell’emigrazione ed è ora tempo di passare ad una politica nuova, in grado di raccogliere tutte le opportunità derivanti dalla presenza italiana nel mondo innanzitutto attraverso il completo riconoscimento del complesso di diritti di cui essi sono portatori.

Dal concreto riconoscimento dei diritti dell’emigrazione italiana nel mondo deriva infatti la possibilità di valorizzarne al meglio tutte le potenzialità per l’Italia e per i paesi di residenza nell’epoca della globalizzazione. Viviamo infatti una fase storica caratterizzata da una accentuata mobilità delle persone tra paesi e continenti; essi sono causati dai grandi squilibri economici tra paesi ricchi e poveri, dalle guerre, dalle catastrofi ambientali; il paradosso inaccettabile è che esistono ampli e acquisiti diritti per il mondo delle imprese e per la transazione di merci e servizi, come vuole il pensiero unico neoliberista e, invece, una contrazione dei diritti di mobilità e stabilimento delle persone.

La battaglia per società aperte, interculturali e democratiche è la stessa battaglia per i beni comuni, per uno sviluppo ecologicamente e socialmente sostenibile, per l’affermazione dei diritti universali delle persone. Il protagonismo dei cittadini migranti costituisce in questo senso, un snodo strategico delle battaglie del presente e del futuro.

Ciò riguarda la nuova immigrazione di cittadini provenienti dai paesi del sud del mondo (tra i quali riconosciamo migliaia di connazionali ed oriundi in particolare dall’America Latina), come anche, seppure in maniera differenziata, l’emigrazione italiana nel mondo.

La Sinistra l’Arcobaleno ritiene che sia maturo il momento per affrontare le dinamiche della mobilità internazionale con strumenti adeguati che garantiscano il corpus di diritti di cui sono portatori i cittadini migranti sia rispetto ai paesi di origine, sia rispetto ai paesi di accoglienza, come implicano i nuovi scenari in cui i diritti sono sempre più globali e universali e sempre meno caratterizzati solo in relazione ai singoli stati nazionali.

Per quanto riguarda l’emigrazione italiana nel mondo, tuttavia debbono ancora essere pienamente soddisfatti il diritto al mantenimento della propria identità culturale, ad una integrazione che riconosca le diversità concepite come valore e arricchimento sociale, la piena fruizione del complesso dei servizi che l’Italia deve ad ogni suo cittadino.

Si tratta di temi noti rispetto ai quali l’emigrazione italiana ha condotto battaglie più che decennali e che ancora in larga misura appaiono irrisolti: Essi possono così essere riassunti:


1. Il diritto ad una presenza attiva dello Stato italiano che assicuri e potenzi l’offerta di servizi delle rappresentanze consolari, contro le tentazioni di riduzione della rete consolare. La rete dei consolati italiani, che è una delle più vaste del mondo, si è sviluppata in gran parte proprio in relazione ai grandi flussi migratori dal nostro paese. E’ noto a tutti che la qualità e i tempi di erogazione dei servizi che riguardano i circa 4 milioni di cittadini, oltre agli oriundi, siano scarsi e insufficienti. Dobbiamo lottare con forza e con convinzione per il miglioramento e la riqualificazione di tali servizi -anche attraverso l’introduzione delle nuove tecnologie e l’aumento degli organici valorizzando l’occupazione di cittadini residenti nei diversi paesi e circoscrizioni consolari- e contro ogni tentativo di riduzione e di accorpamento delle sedi consolari.
Una rete consolare all’altezza di un paese come l’Italia deve essere in grado di rispondere ai bisogni dei propri cittadini residenti all’estero, così come a quelli di chi nel nostro paese vuol venire a vivere e/o lavorare. La stessa introduzione del voto all’estero, richiede una rete consolare più forte ed efficiente e non la sua riduzione.

2. Il diritto al mantenimento e al recupero della lingua e della cultura italiane con la ridefinizione organica e complementare delle misure riguardanti i corsi di lingua, di sostegno scolastico, le scuole italiane all’estero, gli Istituti Italiani di Cultura, sviluppando il ruolo e il protagonismo delle istituzioni pubbliche nell’ambito della programmazione e del controllo di qualità ed efficacia delle misure finanziate e allo stesso tempo valorizzando le capacità e i saperi che la stessa emigrazione ha saputo acquisire in questo ambito, sia sul piano delle singole persone (docenti in loco), sia su quello di significative esperienze ed approcci riconosciuti ed innovativi. E’ necessario a tal fine recuperare il concetto dei “Piani-Paese” attraverso i quali determinare, in un confronto aperto e partecipato tra momento pubblico e momenti di rappresentanza di base delle comunità, le diverse priorità e modalità di intervento in relazione ai fabbisogni che riguardano le diverse aree e le diverse fasce di età delle nostre comunità.
E’ fondamentale in questo ambito e in relazione alle linee guida per la riforma della “Legge 153” su cui siamo particolarmente impegnati, riconoscere una più ampia competenza del Ministero della Pubblica Istruzione e non più solo, quella del Ministero degli Esteri.
Altrettanto importante e necessario appare il miglioramento della cooperazione tra le istituzioni dello Stato italiano e le istituzioni culturali ed educative dei paesi di residenza delle comunità italiane, come anche la “sburocratizzazione” degli Istituti Italiani di Cultura che vanno insieme concepiti come istituzioni rivolte alle collettività, agli oriundi e ai cittadini dei paesi di residenza. Va infine potenziata la presenza di lettori di lingua italiana nelle Università e promossa attraverso accordi specifici tra Ministero della Pubblica Istruzione e Ministero dell’Università e gli analoghi ministeri dei singoli paesi, l’insegnamento della nostra lingua nelle scuole e nelle università locali.

3. Il diritto alla formazione, riqualificazione e orientamento professionale in tutte quelle realtà in cui esistono condizioni sfavorevoli per i nostri connazionali.
Anche in questo caso, come per gli interventi di lingua e cultura, si tratta di potenziare il ruolo e il protagonismo delle istituzioni pubbliche nell’ambito della programmazione e del controllo di qualità ed efficacia delle misure finanziate e allo stesso tempo di valorizzare le capacità e i saperi acquisiti in questo settore dall’emigrazione italiana nei diversi paesi e delle esperienze riconosciute come pilota ed innovative.
E’ necessario in questo ambito, pensare ad “Azioni di Sistema” differenziati per paese o per area, che mettano a regime una serie di interventi pluriennali che si pongano obiettivi misurabili quanto ad efficacia e qualità (riduzione della disoccupazione ed aumento di occupazione qualificata), anch’essi determinati, in un confronto aperto e partecipato, tra momento pubblico (Ministero del Lavoro, ISFOL) e momenti di rappresentanza di base delle comunità (Comites, CGIE, Enti gestori) secondo le diverse priorità e su misure relative ai fabbisogni che riguardano i diversi mercati del lavoro e le diverse fasce di età, privilegiando in ogni contesto l’ approccio di genere.
E’ fondamentale in questo ambito, intensificare le relazioni e il confronto con il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale -che ha titolarità in questo settore-, come anche con gli Enti Locali (Regioni e Province), a loro volta spina dorsale del sistema formativo nazionale, con i quali sono praticabili, con reciproca e già dimostrata convenienza, misure volte alla formazione di giovani emigrati italiani nell’ambito della internazionalizzazione dei mercati del lavoro nazionali, dell’economia e della cultura (riguardanti sia le PMI, sia i servizi come il turismo o il commercio estero, sia i vasti campi di applicazione delle nuove tecnologie informatiche e delle comunicazioni).
Ed anche in ambito formativo e di orientamento professionale, è indispensabile una stretta cooperazione tra le istituzioni dello Stato italiano e le istituzioni formative dei paesi di residenza.

4. Il diritto al trattamento pensionistico e fiscale per gli Italiani all'estero. Vogliamo che lo Stato italiano agisca seriamente per la difesa dei diritti del lavoro e dei suoi frutti per gli Italiani emigrati, potenziando i poli INPS e migliorando le convenzioni con i paesi di residenza per eliminare ritardi, disguidi e ingiustizie. Per questo è necessario istituire dei servizi locali efficienti di consulenza fiscale per far fronte alle richieste di assistenza dei migranti all’estero riguardo alle operazioni relative alla legislazione fiscale e previdenziale italiane. Proponiamo poi la detassazione delle pensioni italiane e degli arretrati precorsi di qualsiasi tempo e l’equiparazione fiscale ai pensionati italiani per i pensionati che rientrano dall'estero; vanno inoltre stabiliti dei correttivi alla non trasferibilità della pensione sociale e del sussidio d’accompagnamento per le famiglie e gli anziani residenti all’estero.

5. Il diritto ad una vecchiaia serena e dignitosa dei connazionali all’estero. L’invecchiamento della popolazione italiana emigrata richiede di affrontare il crescente problema della marginalità sociale degli anziani che si riscontra in molti paesi; terminato il periodo lavorativo che per molti ha costituito l’unico elemento di socializzazione e di integrazione nel paese di arrivo, molti anziani emigrati si trovano improvvisamente in una situazione di isolamento e di solitudine con una forte esposizione alle tipiche patologie di questa età, aggravate da un contesto culturale e linguistico che diventa di nuovo ostile. E’ un fenomeno, per molti versi nuovo, che si riscontra in Europa, come nel Nord-America o in Australia con cui è necessario confrontarsi attraverso il varo di misure di sostegno alla creazione di nuovi momenti di socializzazione o di sostegno sul piano sanitario.
In America Latina, la situazione appare ancor più delicata per la carenza strutturale in quei paesi, di adeguate misure assistenziali e di welfare pensionistico; la marginalità diventa spesso indigenza con gravissime situazioni a cui è indispensabile rispondere rapidamente con l’approvazione del l’assegno di solidarietà. Il complesso di questi problemi deve vedere coinvolti i dicasteri della Sanità e della Solidarietà Sociale riconfermando un approccio di cooperazione con i paesi ospitanti e privilegiando la conclusione di accordi con le strutture pubbliche in particolare nei paesi latinoamericani, evitando discutibili e provvisorie scorciatoie come la sottoscrizione di assicurazioni private.

6. Il diritto all’informazione per i cittadini italiani all’estero e la RAI. Nelle elezioni politiche del 2006 è mancata quasi del tutto, da parte della RAI come servizio pubblico, un’informazione chiara e specifica per le modalità del voto all’estero, e successivamente non è stata fornita alcuna informazione significativa su cosa abbiano fatto o meno i nostri eletti all’estero, che non sia partita da loro stessi. E’ fondamentale potenziare il servizio pubblico radiotelevisivo per i cittadini italiani all’estero, attraverso l’eliminazione dell’oscuramento dei programmi della RAI in tutti i paesi d’Europa, ma soprattutto con la produzione di programmi ad hoc che riguardino le comunità italiane all’estero (analoghi a quelli regionali di RAI 3), “informazione parallela” e “di ritorno”, nei quali siano valorizzate competenze e saperi di operatori informativi dall’emigrazione.
Inoltre debbono essere varate maggiori e qualificate misure di sostegno e di innovazione per il lavoro assiduo realizzato dalle centinaia di agenzie informative e media cartacei, radiofonici, televisivi e via internet sia in Italia che all’estero, poiché hanno costituito e continuano a costituire la condizione essenziale di informazione e di comunicazione sociale, politica e culturale all’interno e tra le collettività emigrate.
E’ indispensabile a tal proposito adeguare ai nuovi fabbisogni e ai nuovi scenari anche tecnologici, le norme della Legge sull’Editoria e approfondire il confronto su questo tema con la Presidenza del Consiglio da una parte e con quello delle Comunicazioni dall’altra.

7. Il diritto al riacquisto della cittadinanza per coloro che nel corso degli anni la hanno persa. Rispetto a tale diritto è impellente l’attuazione di misure che evitino l’ attesa di anni a cui sono sottoposte le richieste di cittadinanza soprattutto nei paesi dell’America Latina. Come è doveroso riconoscere la possibilità di riacquisto di cittadinanza per i connazionali che la hanno perduta, frequentemente per obblighi imposti dai paesi di arrivo o per l’isolamento in cui molte nostre comunità si sono trovate a vivere, è altrettanto doveroso, nell’ambito della riformulazione della legge sulla cittadinanza, prevederne la concessione a tutti quei cittadini immigrati residenti regolarmente da almeno 5 anni sul territorio italiano, come previsto dalle direttive dell’Unione Europea. Bisogna cioè trovare una sintesi positiva tra i principi di jus solii e jus sanguinis che consenta di riconoscere e tutelare i legittimi interessi di tutti i cittadini migranti, compreso il diritto di voto amministrativo che va esteso agli immigrati in Italia. Affermare l’indivisibilità di tali diritti costituisce inoltre un potente ostacolo ai tentativi di rimessa in discussione del voto all’estero.

8. Il diritto ad una piena e democratica rappresentanza delle comunità degli Italiani nel mondo, rispetto al quale è necessaria la riforma e il rilancio dei COMITES e del CGIE per ridisegnare i rapporti tra i cittadini all’estero e lo Stato italiano all’insegna della partecipazione attiva, dell’attenzione, del rispetto e della dignità. I COMITES e il CGIE hanno perso gran parte della capacità propulsiva che avevano al momento della loro nascita. Ciò per molteplici ragioni riguardanti, da una parte, la limitatezza di concreti poteri di controllo, progettualità e risorse a disposizione, ma anche di una gestione non raramente discrezionale e strumentale che di essi, in diversi casi, è stata fatta. Vanno stabilite nuove regole chiare e precise sulle funzioni dei Comites, che consentano loro di garantire la piena partecipazione e rappresentanza delle collettività oltre il momento del voto, e norme di controllo, trasparenza e informazione pubblica, riguardo al loro operato politico e amministrativo. Deve inoltre essere incentivata la costituzione di COMITES dove oggi non sono presenti e vi siano consistenti comunità italiane.

Quanto al CGIE, l’introduzione del voto all’estero e l’elezione di 18 parlamentari, impone di rivederne compiti, funzioni e modalità di composizione che eviti sovrapposizioni e valorizzi al meglio i momenti di rappresentanza sociale, di competenze e di saperi che emergono dal mondo dell’emigrazione. Ciò può consentirne una rafforzata funzione di interlocutore della rappresentanza politica costituita dai parlamentari, di quella istituzionale costituita dal Governo e dai diversi Ministeri, dalle Regioni e dagli Enti Locali.

Sia per i Comites che per il CGIE va affrontato il problema dalla pari rappresentanza di genere e dell’ampliamento della rappresentanza giovanile. Una questione nota, ma tuttora non risolta che richiede l’assunzione di scelte radicali, come l’introduzione di quote di rappresentanza per legge per le donne e per i giovani. Analogamente, vista l’interna e giustificata evoluzione in atto verso l’integrazione nei paesi di residenza, va recuperata con convinzione in questi organismi, la presenza di una percentuale di cittadini oriundi che possono portarvi un contributo qualificato ed una visione evolutiva delle nostre collettività.

9. Associazionismo e Patronati. Il complesso di diritti di cui sono legittimi portatori i cittadini italiani all’estero, che per lunghi anni disattesi dai governi che si sono succeduti, ha sempre trovato parziali elementi di compensazione nell’azione decisiva delle Organizzazioni associative e di quelle di servizio rappresentati dai Patronati. Dobbiamo tutti all’azione di queste fondamentali strutture di mediazione sociale e di servizio se oggi possiamo ancora parlare di comunità italiane all’estero; dobbiamo in gran parte a tali organizzazioni le stesse condizioni di agibilità democratica che riguarda il voto per i Comites, per il CGIE e per il voto all’estero.
Si tratta di un reticolo di oltre 10.000 associazioni nel mondo e di centinaia di uffici di Patronato collegati alle sedi sindacali italiane. Essi costituiscono momenti di aggregazione e di servizio indispensabili per qualsiasi azione o misura che voglia sortire effetti positivi per le nostre collettività e, allo stesso tempo, hanno costituito e continuano a fungere da potente momento di mediazione dei processi di integrazione nei paesi di residenza. E’ dovere delle Stato italiano sostenere adeguatamente e valorizzare queste strutture, nella consapevolezza che la loro riduzione e il loro abbandono non può che significare un’inevitabile allontanamento degli italiani all’estero dai legami con l’Italia e con ciò la perdita di un patrimonio inestimabile di relazioni e di opportunità culturali e sociali.

Vanno quindi portate a buon esito le proposte che prevedono il riconoscimento delle Associazioni nazionali da parte del Ministero della Solidarietà Sociale -secondo le norme della Legge 383- e sviluppate misure di sostegno all’attività e alla progettualità espresse dalle associazioni di promozione sociale, come proposto recentemente dalla CNE (Consulta Nazionale dell’Emigrazione) e già fatte proprie dai parlamentari che furono eletti nell’Unione di Centro-Sinistra, come anche le proposte di erogazione di nuovi servizi da parte delle organizzazioni di patronato in termini di sussidiarietà con l’offerta pubblica dei servizi consolari.

10. Micro e piccola impresa in emigrazione. Tra gli elementi cui prestare particolare attenzione per l’entità e la qualità del fenomeno, quello della micro e piccola impresa in emigrazione, che ha registrato una crescita costante negli ultimi decenni in tutti i paesi di emigrazione, anche per il ridursi di occasioni di lavoro dipendente sufficientemente garantito. Esso costituisce un ambito importante sia per la natura di fenomeno, insieme sociale ed economico, sia per le opportunità che ne discendono nelle relazioni tra l’Italia e i paesi di residenza. Solitamente si riconduce al circuito delle Camere di Commercio Italiane all’estero, la rappresentanza di questo importante mondo produttivo, ma ciò è del tutto erroneo, poiché le circa 25.000 imprese associate alle Camere, costituiscono una frazione minima, peraltro composta anche di imprese straniere, del più vasto mondo di micro e piccoli artigiani e imprenditori italiani nel mondo che ammontano a diverse centinaia di migliaia, senza contare, evidentemente, quelle fondate o dirette da oriundi. Questo mondo esprime domande e bisogni specifici che possono tradursi, se raccolti, in parallele opportunità soprattutto per le nostre regioni del meridione ed in generale per le aree del nostro paese che vantano consistenti flussi emigratori.
Nell’ambito delle misure nazionali e comunitarie previste a sostegno di piccoli e medi produttori debbono essere individuate misure di coinvolgimento di questo tessuto produttivo all’estero che consentano di rafforzarne la capacità di competere nei loro mercati di sbocco e, allo stesso tempo, di offrire opportunità al tessuto di piccole imprese italiane che si confrontano con i problemi dell’internazionalizzazione. In questa chiave, diventa indispensabile che il Ministero del Commercio Estero e l’ICE, inaugurino precise ed apposite linee di intervento in tale direzione, come, solo in minima parte, ma con significative e positive indicazioni, è stato sperimentato negli ultimi anni.

11. La nuova emigrazione. Si parla ormai da oltre un decennio della nuova emigrazione costituita spesso da ricercatori, piccoli imprenditori, professionisti, ecc., che scelgono l’estero spesso per trovare occasioni di riconoscimento sempre più difficili da conseguire in Italia. Accanto ad essi si deve ricordare il riprendere di tradizionali flussi di emigrazione soprattutto dal meridione d’Italia, fatto di occasioni precarie e temporanee di lavoro nei paesi del nord-Europa come anche negli Usa. Si tratta spesso anche in questo secondo caso di giovani e meno giovani in possesso di diploma di studio o di laureati che, piuttosto che in affermati centri di ricerca o importanti aziende, finiscono a lavorare in ristoranti, piccole imprese e che condividono situazioni di precarietà analoghe a quelle di parte delle terze e quarte generazioni di emigrati. Rispetto ai nuovi flussi di emigrazione qualitativamente diversi da quelli del passato, è quindi necessario avvicinarsi evitando atteggiamenti demagogici: esiste certamente la fuga dei cervelli, ma continua ad esistere un parallelo e probabilmente più significativo esodo di braccia (anche qualificate). E’ indispensabile dare voce e rappresentanza ad entrambi, poiché i due fenomeni spesso sono diacronicamente coincidenti nelle stesse persone.

12. L’esercizio del voto all’estero. La Sinistra l’Arcobaleno, riafferma con convinzione il principio del diritto di voto attivo e passivo per gli Italiani all’estero per l’elezione di propri rappresentanti, ma vanno migliorate le modalità dell’ esercizio del voto per far sì che esso sia veramente democratico, universale, libero e segreto. Le modalità dell’esercizio di voto per corrispondenza vanno quindi precisate con misure tecniche adeguate che consentano di garantire quanto previsto dalla nostra Costituzione. E’ prioritario risolvere il problema ancora aperto della ricongiunzione e dell’aggiornamento dell’ anagrafe AIRE (Ministero degli Interni) con l’ anagrafe Consolare (Ministero degli Esteri) e quindi della redazione di un elenco degli elettori che sia completo e credibile. Va anche presa in considerazione la possibilità dell’ iscrizione libera e consapevole dei connazionali in appositi “elenchi degli elettori”, in modo simile a quanto accade in altri paesi.

13. Per una nuova ed organica politica a favore delle nostre collettività. Il complesso dei temi individuai in questo programma, che non esaurisce la casistica di diritti e di opportunità di cui sono portatori le italiane e gli italiani nel mondo, consente tuttavia di proporre agli elettori italiani all’estero un approccio che dovrà essere approfondito insieme alle comunità, per precisare meglio l’azione politica da sviluppare nell’arco della prossima legislatura.
La Sinistra l’Arcobaleno si impegna pubblicamente con gli italiani all’estero in questa azione di puntualizzazione partecipata ed aperta di un programma di azione a favore dei connazionali, che sappia compendiare l’ambito di relazioni con l’Italia, i processi di integrazione nei rispettivi paesi di residenza, l’orizzonte globale dei diritti e delle opportunità di cui sono titolari e portatori i cittadini migranti e tra di essi gli italiani nel mondo.

Tra le questioni non illustrate -ma niente affatto secondarie che riguardano il versante di relazioni con l’Italia- vi è quella della necessaria ridefinizione del quadro di interlocutori istituzionali che sono chiamati a risolvere i problemi delle nostre comunità: avevamo iniziato questa illustrazione di diritti e di temi su cui intendiamo batterci, con la considerazione che i tempi sono maturi per affrontare in modo organico le questioni dei cittadini italiani all’estero. Per farlo è necessario che anche gli interlocutori cambino: fino ad oggi il Ministero degli Esteri ha costituito, per una oggettiva necessità creata dalla parallela assenza o scarsa attenzione degli altri dicasteri, il luogo privilegiato della discussione politica.

Nel corso dell’esposizione del nostro programma abbiamo voluto individuare, accanto ai problemi e alle questioni poste, gli interlocutori istituzionali naturali: di volta in volta, MAE, Ministero della Pubblica Istruzione, Ministero del Lavoro, Ministero della Solidarietà Sociale, Ministero della Sanità, Presidenza del Consiglio e Ministero delle Comunicazioni, Ministero dell’Università, Ministero del Commercio Estero, Regioni, Province, ecc.

Come si vede il complesso degli interlocutori istituzionali è ampio come la casistica dei problemi e dei diritti da affermare e tutelare. E’ del tutto ovvio che il MAE non può costituire per la sua stessa natura e funzione, il punto di coordinamento esaustivo di un campo così vasto di questioni. Perpetuare questa situazione può solo significare perpetuare una visione ed un approccio che vede come marginali e secondarie le questioni degli italiani all’estero. La Sinistra l’Arcobaleno rifiuta categoricamente questa visione.
Perciò riteniamo maturi i tempi per una decisione che affronti l’ oggettiva necessità di ricondurre tutte le questioni ad un solido coordinamento interministeriale in grado di garantire organicità delle scelte e di risolvere strutturalmente i vecchi e nuovi problemi dell’emigrazione italiana nel mondo. Ed anche su questo, la Sinistra l’Arcobaleno si impegna espressamente con tutte le italiane e gli i italiani nel mondo, a partire dalla proposta di rendere effettivamente e concretamente permanente ed operativa la Conferenza Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE, come primo passo in questa direzione.

La Sinistra l’Arcobaleno
BLOG: http://sinistraarcobalenoestero.blogspot.com/
E-mail: sinistraarcobalenoestero@gmail.com

(Marzo 2008)

mercoledì 5 marzo 2008

BLOG di ANGELO SARACINI candidato al Senato nella Ripartizione Europa


INTERVISTA AD ANGELO SARACINI CANDIDATO DELLA SINISTRA ARCOBALENO IN EUROPA – DI CARMINE GONNELLA
LONDRA (da Agenzia Aise) - Presidente del Comites Grecia, Angelo Saracini è uno dei candidati della Sinistra - l’Arcobaleno nella ripartizione Europa della circoscrizione estero. Lo ha intervistato Carmine Gonnella, direttore del settimanale di Londra "La voce alternativa". Di seguito il testo integrale dell’intervista.

"D. Innanzitutto, Saracini, le faccio i miei più sinceri auguri per la sua candidatura.
R. Grazie per gli auguri.
D. Come membro attivo del Comites, cosa potrebbe apportare di più di quanto non abbiano già fatto o apportato i 18 parlamentari nella breve ma fallimentare passata legislatura?
R. Non solo come membro del Comites, ma più semplicemente come cittadino potrò portare esperienze pratiche e necessità del vissuto quotidiano degli italiani all'estero. Sono uno di loro che già da molti anni li rappresenta nel Comites. Però, quando parliamo di Comites, battiamo su un dente dolente, su uno dei punti deboli della rappresentanza istituzionale italiana all'estero che comprende Consolati, Ambasciate, Istituti di Cultura ecc. I Comites funzionano solo sulla carta, ma a livello decisionale non contano quasi niente. Il funzionamento effettivo dei Comites deve essere completamente rivisto, aggiornato, per permettergli di essere più presente e vicino alla comunità. I connazionali votano i Comites, ma poi molti nel mondo non funzionano proprio, perché mancano sinergie e possibilità di intervenire. Se restiamo solo organi consultivi continueremo a funzionare come enti assistenziali che per funzionare si basano solo sulla buona volontà di alcuni consiglieri.
D. Quale sarebbero secondo Lei le appropriate riforme che andrebbero fatte alla legge Tremaglia, per migliorare i rapporti tra le due culture italiane, ovvero quella all’estero e quella in patria?
R. La legge Tremaglia è una grande conquista per noi e non penso che sia responsabile di, diciamo, un non buon rapporto delle culture italiane all'estero e quelle della madre patria. Noi, in Patria, eravamo degli sconosciuti e all'improvviso, con l'elezione di nostri rappresentanti in Parlamento, i nostri compatrioti si sono accorti di noi. E non ci hanno ben visto, per diversi motivi. Per questo non vale adesso la pena di polemizzare. Ecco, in Italia con i nuovi e rapidi mezzi di informazione devono cercare di conoscerci ancora di più. E allora senz'altro miglioreranno i rapporti delle due culture, ma soprattutto si arricchiranno di esperienze e proposte di chi vede l'Italia da un altro punto di vista.
D. Le istituzioni italiane all’estero, tra cui i Comites e le scuole, versano oggi in uno stato pietoso. Se eletto, e pur sapendo come abbiamo già constatato che di fondi ve ne sono pochi o nessuno, se la sentirebbe di fare delle promesse veritiere su come risolvere le problematiche?
R. Promesse veritiere per risolvere le problematiche, come ha detto, pietose delle nostre Istituzioni, non è facile farle. Oppure si possono fare prendendo in giro chi ci ascolta. Posso però dire che con la buona volontà, determinazione, riorganizzazione e proposte sul campo insieme alle nostre Comunità attive e produttive ce la potremmo fare. Le nostre classiche istituzioni all'estero, uso apposta la parola "classiche", funzionano ancora con leggi paleontologiche. Vengono ancora applicate leggi reali o fasciste. La modernizzazione del sistema è ancora un optional. Si devono trovare forme di gestione mista, ma non di svendita al privato, e sponsor che ormai vanno di moda. Si devono approvare al più presto leggi che permettano alle istituzioni all'estero di essere più efficaci offrendo un servizio al passo dei tempi. Mi riservo, comunque ,di presentare una proposta più particolareggiata.
D. Nella sua lunga attività come membro di spicco della comunità italiana all’estero, è venuto mai a conoscenza dell’articolo 35 della nostra Costituzione?
R. Ne sono venuto a conoscenza e infatti uno dei compiti dei Comites è proprio la tutela del lavoro italiano all'estero, ed è poi nostro dovere denunciarlo alle nostre Ambasciate per intervenire verso i responsabili. Qualche volta ci sono arrivate forme di denuncia di questo tipo, ma poi però da parte degli stessi denunciatari si è preferito non procedere, per paura di qualche eventuale ritorsione. Perciò, anche qui serve al cittadino italiano che le nostre istituzioni siano più attente e pronte per proteggere i nostri lavoratori, soprattutto in questo periodo di globalizzazione e di precarietà. Non esiste più nessuna certezza del diritto al lavoro. Quindi l'art. 35 dovrebbe essere rivisto e aggiornato rispetto alle nuove realtà internazionali".

domenica 2 marzo 2008

Gugliemo Bozzolini (Sindacato UNIA /Colonie Libere): C'è anche la Sinistra!

C’è anche la sinistra!

(intervista a cura del settimanale "La pagina" d Zurigo-SVIZZERA)

Negli ultimi giorni si è diffusa con insistenza la voce della candidatura, nelle liste della Sinistra Arcobaleno, di Guglielmo Bozzolini, direttore della Fondazione ECAP e dirigente del sindacato Unia, il più grande della Svizzera, nel cui Comitato Centrale rappresenta i lavoratori e le lavoratrici immigrati/e, e della Federazione delle Colonie Libere.

Abbiamo chiesto conferma al diretto interessato e gli abbiamo posto alcune domande.

Allora è vero che ti candidi?

Le liste non sono ancora chiuse definitivamente, ma posso comunque confermare che la Federazione Svizzera del PRC ha proposto la mia candidatura per la Camera dei Deputati, nella lista della Sinistra Arcobaleno.

Come mai la Sinistra Arcobaleno?

La Sinistra Arcobaleno è un raggruppamento a cui hanno dato vita il Rifondazione Comunista, i Comunisti Italiani, i Verdi e Sinistra Democratica (ovvero la parte di militanti DS che ha deciso di non aderire al Partito Democratico) per rappresentare tutta la sinistra, da quella socialista a quella alternativa, pacifista e ambientalista. L’obiettivo è quindi quello di andare oltre i partiti che l’hanno promossa, a partire dalle liste, aprendole alle associazioni, ai movimenti e alla vasta area di volontariato sociale che anche in emigrazione è molto forte. Questa è quindi la collocazione naturale per me, che sono impegnato principalmente nell’associazionismo e nel sindacato.

Non temete di rimanere schiacciati tra il PD e il PdL?

Sarebbe facile rispondere dicendo che il PD e il PdL sono due facce della stessa medaglia: la corsa al centro, a posizioni moderate. Nella realtà nel PdL si sta verificando uno spostamento a destra pericolosissimo. Ma per rispondere alla domanda: è chiaro che c’è una campagna sostenuta da buona parte della stampa che punta a ridurre la competizione a due soli partiti. Le vicende di questi anni hanno però dimostrato come la realtà politica italiana non sia riducibile ad uno schema a due. Nello stesso tempo c’è assolutamente bisogno che i valori e i ceti sociali di riferimento della sinistra siano rappresentati in parlamento. E’ assolutamente necessario per il paese garantire la presenza in parlamento, ad esempio, del mondo del lavoro o di chi rappresenta le fasce più povere e disagiate della popolazione. Tutte cose che non possono essere garantite dal PD, cioè da un partito che mette sullo stesso piano gli operai della Thyssen e l’imprenditore figlio di papà Matteo Colaninno. Uno volta ad uno come Colaninno avremmo detto “ma vai a lavorare!” adesso lo vogliono mandare in parlamento. Lo stesso vale per la necessità di garantire forza a chi si batte contro il degrado ambientale del paese.

Ma molti elettori vorranno però dare un “voto utile”!

E’ necessario innanzitutto chiarire che all’estero il meccanismo del voto utile non esiste, in particolare alla Camera. Il voto degli italiani all’estero infatti non partecipa a determinare il premio di maggioranza. Al di là di questo va poi detto che con tutto il gran parlare che si fa di grandi coalizioni, l’unico voto veramente utile a garantire che non ritornino Berlusconi e la destra al governo è quello dato alla Sinistra Arcobaleno. Le grandi coalizioni servono quasi sempre solo per produrre qualche disastro sociale (come l’aumento dell’età pensionabile in Germania a 67 anni). ma nel caso specifico italiano avrebbe poi lo spiacevole effetto di costringerci a tornare a vergognarci di Berlusconi al governo. Lo abbiamo già dovuto fare per cinque anni e mi pare troppo.

Vi accusano però di aver fatto cadere voi il Governo Prodi.

Anche questa è una bufala. La sinistra ha sempre sostenuto lealmente il Governo Prodi, che è caduto tecnicamente a causa di Mastella e dal punto di vista politico a causa delle divisioni interne al PD. Basti pensare alle sciagurate dichiarazioni di Veltroni due giorni prima della crisi.

Il fatto di aver sostenuto lealmente il governo non ci impedisce però di rilevarne non dico il fallimento ma almeno la forte delusione delle aspettative, in particolare per quanto riguarda il mancato avvio della redistribuzione della ricchezza e per la mancanza i coerenza con il programma dell’Unione rispetto a tutti i temi della lotta contro la precarietà.

Tutti o quasi gli eletti del 2006 si ripresentano, cosa pensi della loro esperienza e in cosa pensi di essere diverso da loro?

Sinceramente penso di essere “alternativo” rispetto al modo di fare politica che ha caratterizzato gli eletti all’estero nella scorsa legislatura. Al di là del giudizio sulle persone, con alcuni dei quali ho buoni rapporti, non condivido ne l’impostazione “di nicchia”, quasi lobbystica, che hanno dato al loro lavoro e non condivido la scelta di gestire in modo totalmente personalistico il rapporto con gli elettori. In particolare poi non mi è piaciuto il loro silenzio in tutto il dibattito sulla politica di immigrazione. Almeno gli eletti nelle liste dell’Unione avrebbero potuto portare un contributo di saggezza e di sobrietà. Non se n’è vista traccia.

sabato 1 marzo 2008

In crescita

Un sondaggio Ipr Marketing per Sky Tg 24 dà Sinistra Arcobaleno tra il 7 e il 9%. Ma il potenziale può arrivare fino al 15%

Se si votasse oggi, la Sinistra Arcobaleno che candida Fausto Bertinotti premier avrebbe tra il 7 e il 9% dei voti degli elettori italiani, ma il suo potenziale elettorale può arrivare fino al 15%.

E' il risultato di un sondaggio Ipr Marketing per Sky Tg 24. Il problema principale di Sinistra Arcobaleno, rileva il sondaggio, è che meno della metà degli elettori sa quali sono i partiti che compongono la nuova formazione che si presenta alle elezioni con Bertinotti candidato premier.

Il 48% del campione sa che c'è Rifondazione, il 43% i Comunisti Italiani, il 38% i Verdi, e solo il 20% sa che c'è anche Sinistra democratica. Tra coloro che sicuramente voteranno Sinistra Arcobaleno, secondo il sondaggio Ipr, il 17% si definisce ex elettore dell'Ulivo nel 2006.

Quanto al profilo degli elettori di Sinistra Arcobaleno, si tratta in maggioranza di donne (57%), tra i 35 e i 54 anni (52%), e con un titolo di studio superiore (53%). Il sondaggio è stato eseguito per conto di Sky Tg24 da Ipr Marketing nel giorno 28 febbraio 2008 con Panel Telematico in tempo reale, su un campione di mille casi, disaggregati per sesso, età ed area di residenza.

Redazione
28 febbraio 2008